Email: info@marciliana.com

San Giacomo

Rappresenta il territorio del centro Storico di Chioggia nell’area Centro Sud della chiesa di San Giacomo.
Ha come simbolo la Conchiglia di San Giacomo.
Il colore è l’oro.

Albo d'oro

1994

1995

1996

1998

1999

2004

2018


La Contrada

Per il forestiero che cammina in Clugia la prima Contrada che incontra è quella di San Giacomo. Verrà subito attirato dal profumo del pane appena sfornato dal Pistor e lo vedrà all’opera mentre prepara l’impasto per il pane e lo mette nel forno. Il vociare di dame e cavalieri nei pressi dell’Osteria lo coinvolgeranno davanti ad un bicchiere di vino e a qualche assaggino, 

Verrà distratto dalle grida festose dei bimbi che giocano e danzano davanti alla loro contrada.
Rimarranno stupiti nel vedere i “gioielli”, monili creati dalle mani sapienti delle nostre contradaiole che con pazienza creano centrini e collane e altri splendidi lavori.

La capasanta raffigurata nel gonfalone della Contrada di San Giacomo, oltre a rappresentare la contrada stessa, era il simbolo che identificava i pellegrini che si erano recati in pellegrinaggio a Santiago di Compostela, luogo dove si riteneva fosse sepolto il corpo decapitato di San Giacomo. Nel corso dei secoli il pellegrino o “peregrino” ha da sempre raccolto le conchiglie di San Giacomo sulle spiagge Galiziane o sulla costa di Finis Terrae. La capasanta veniva cucita sul mantello o sul cappello, oppure portata come una collana ed era il simbolo da mostrare a tutti che il pellegrino aveva visitato la tomba di San Giacomo nella lontana penisola Iberica. Queste conchiglie venivano custodite gelosamente e con rispetto perché servivano, durante il viaggio di ritorno, all’esenzione dei pedaggi e delle tasse una volta rientrati nella città natale.
La contrada si distingue per il forno medievale. Con il pane bianco di frumento si cibavano i ricchi. All'epoca erano attribuite al pane chiaro anche qualità taumaturgiche. La povera gente si sfamava invece con il pane d’avena o di crusca. Il pane del medioevo vantava un processo di cottura che ne permetteva la lunga conservazione. A Chioggia per i marinai e pescatori era diffuso il “pan biscotto” o la galletta. La Contrada di San Giacomo tra i vari mestieri medievali si distingue per la creazione di graziosi monili. Un gruppo di recitazione, con la sapiente regia di Renzo Lombardo detto “Poci”, dà vita a divertenti scenette portando non solo allegria in Contrada ma coinvolgendo ed entusiasmando turisti e cittadini.

Storia

Le Contrada di San Giacomo costituiva il cuore dell’area urbanistica, dominata dalla presenza del palazzo pretorio, sede del Podestà. Accanto ad esso si innalzava lo stendardo sul quale nei giorni di particolare solennità venivano issati i vessilli comunali e marciani. Dopo la guerra di Chioggia l’area parrocchiale accolse anche la comunità monastica di Santa Caterina – ubicata dov’è ora l’omonima chiesa – rifugiatasi in città dopo la distruzione del monastero sito in località detto del deserto; già dal Duecento era però attiva la comunità degli eremitani agostiniani di San Nicolò, predicatori delle chiese cittadine. Il simbolo degli delle contrade di San Giacomo è rappresentato dalla Conchiglia di San Giacomo di Compostela.


Arti e Mestieri

EL PISTOR (IL FORNAIO)

Nel Medioevo era d’uso comune preparare l’impasto per il pane in casa che poi veniva portato dai clienti al “Pistor”, il fornaio, come veniva chiamato nella parlata veneta agli inizi del ‘400 “Pistor” è un parola di origine latina e ancora oggi usata a Venezia per indicare il fornaio. Questo preparava anche del pane di sorgo con segale e miglio per coloro che non potevano preparare gli impasti in casa soprattutto per i viaggiatori. Chi portava il pane a cuocere preparava l’impasto una volta al mese portandolo al forno verso il fine settimana nelle più svariate forme. La temperatura era importante per la cottura, visto la carenza di strumentazione appropriata, quindi i pistori si basavano sulla propria esperienza di bottega. Il forno veniva alimentato da legna, fascine e canna palustre. Le canne sono piante tipiche del territorio chioggiotto e anche ottimo elemento per alimentare il fuoco del pistor. Il celebre “bossolà” o le “rascane” è il classico pane secco destinato alla lunga conservazione, ancora oggi esistenti. Il pane non era considerato solo un alimento ma anche un servizio da portata. Sulle tavole del tempo, infatti, non era insolito utilizzare dei dischi di pane raffermo, circa 15 cm per 10 cm, al posto dei tradizionali piatti. Al termine del pasto il piatto poteva essere mangiato, dato ai poveri o utilizzato per sfamare i cani. Una volta i fornai preparavano pure anche qualche dolce per i ricchi del posto e utilizzavano frutta, miele e polpa di zucca usati come dolcificante in quanto lo zucchero mancava.

SCENOGRAFO – CARTOGRAFO – REGISTA

Clugia oggi Chioggia, nel 1380 circa, era un grande crocevia d rotte marittime in seno alla repubblica della Serenissima che trasportavano varie mercanzie. Importante il sale, oro bianco a quel tempo usato anche per conservare i cibi medioevali, come salario. Il cartografo preparava ai comandanti le carte nautiche segnalando le rotte e le vie di commercio. Che impersona tale figura storica noi della contrada abbiamo "el nostro Poci" all’anagrafe Lombardo Renzo che è allo stesso tempo regista e scenografo dell’allestimento della contrada.

Animazioni e particolarità

LA CERVOGIA - FRATI BIRRAI

Dalla Mesopotamia per opera dei Sumeri si hanno i primi segnali della cultura della birra. Quest’arte è giunta nel mediterraneo e i Romani la portarono nei paesi Sassoni durante le loro conquiste. Popolazioni trivenete furono le prime a produrre la birra. Nel primo medioevo la “cervogia” o birra era prodotta in ambiente familiare anche perché non era tanto conservabile. La produzione vera e propria è partita dai Monasteri dove frati e monaci pregano e lavorano con le erbe, radici ecc. per ottenere medicinali e liquori e quant’altro. I contadini portavano orzo e cereali e i monaci la producevano e così si diffuse nel territorio. Alla partenza la birra veniva tolta come bevanda medicamentosa e come ricostituente, come purgante o come digestivo ecc. Il malto veniva prodotto dall’avena, segale, orzo e tali cereali venivano seminati su suolo inumidito, poi essiccati specie su focolari a griglia. L’amido veniva trasformato in zuccheri fermentabili tramite la farina ottenuta dalla macinazione dei cereali essiccati. Si filtrava il tutto e lo si faceva bollire per diverse ore e si otteneva una birra scura e corposa e carica di potere nutrizionale. La birra veniva aromatizzata con rosmarino, ginepro ecc. non esistendo a quel tempo il lievitoe così si nascondeva il gusto acido della fermentazione. Dopo il XIII secolo si utilizza il luppolo scoprendo il suo potere conservante e l’ottimo connubio con il malto d’orzo.

LA TAVERNA – OSTERIA

Il termine “osteria” recita: “locale pubblico dove si serve da bere, prevalentemente vino, e dove si offrono anche pasti alla buona”. Però non bisogna trarsi in inganno poiché il “termine” ha avuto, nella sua storia, varie oscillazioni di significato. Le sue origini sono nobilissime, dato che deriva dal latino hospes (ospite): vorrebbe quindi dire “luogo d’ospitalità”.  “Oste” è chi gestisce l’osteria. Nel Medioevo l’osteria conserva sempre la funzione di fornire vitto, alloggio e stallaggio e diventa un necessario posto di sosta per i viaggiatori in transito. Un tempo era luogo di ritrovo per i cittadini dove si veniva a conoscenza delle novità e anche per dimenticare un po’ i propri problemi magari aiutandosi con una bevuta di buon vino. L’oste poteva anche organizzare giochi d’azzardo come quello dei dadi sia per divertire i commensali ma anche per evitare eventuali risse dovute all’effetto dell’alcool. Gli osti fornivano pure alloggio per la notte come oggi fanno gli alberghi. Ogni ospite doveva depositare le proprie armi onde evitare che girassero per Clugia armati. Il cibo doveva essere sano e il posto pulito. Si poteva pagare anche con oggetti in pegno. Gli osti osservavano gli statuti del Podestà e chiudevano le taverne-ostarie a orario stabilito nella notte.  Come allora la nostra Osteria della Capasanta è disposizione dei presenti: primo per dare cicchetti, ottimi assaggini come le “sarde in saor”, questo agrodolce, arrivato da Costantinopoli, mescola il pesce alla cipolla, all’uva passa, ai pinoli ed all’aceto. Oltre ad avere un gusto speciale, poteva essere portato in navigazione e consumato a distanza di giorni con i “bussolai” (biscotti che duravano nel tempo),  e degli ottimi biscottini tipici della contrada, secondo per fare animazione con salti e balli. Naturalmente una offerta per tale ristoro e divertimento non verrà mai rifiutata: la damigiana di vetro accoglierà tutto.

VITA DI TAVERNA

Le "taverne" occupavano un posto di rilievo nella vita sociale medievale. Erano il luogo dove trascorrere il tempo libero al tramonto quando finiva la giornata lavorativa.
Nei giorni di festa ospitavano canti e balli sfrenati. Nella Taverna di San Giacomo non mancano i dettagli di tutto rilievo dagli avventori, la mescita del vino, tavoloni, baldoria e baccano. Il vino ha tolto i freni inibitori a qualche avventore solo il deciso intervento dell’oste poteva scongiurare il peggio.
Dal divertimento alla “baruffa” il passo era breve, complice il vino e la birra.
La taverna era affollata da gente comune e loschi individui, borseggiatori in primis abili a recidere i borselli con i soldi degli avventori e scappare.
Nelle taverne era formalmente vietato il gioco d’azzardo, dalle autorità considerato una forma d’ozio, ciò’ non toglie che i giochi praticati siano accompagnati da una scommessa per la quale la posta in gioco poteva essere anche solo una brocca di vino.

BALLI DI CONTRADA

La Contrada di San Giacomo si contraddistingue  per il gran numero di bambini partecipanti alla manifestazione del Palio. Anche loro partecipano attivamente ai lavori della Contrada, aiutando gli adulti con piccoli lavori manuali, ma come sentono l’arrivo dei Musici, mollano in bando tutto ed iniziano a ballare. Formano dei grandi cerchi ed iniziano a girare e saltellare coinvolgendo anche i più grandi a ballare.


Palio de La Marciliana
Casella Postale n.2
Corso del Popolo
30015, Chioggia (VE)
P.IVA 02606080279

Privacy Policy